sabato 9 giugno 2018

Lavorare sulle emozioni


Bambini in cerca di emozioni




Cosa cercano realmente i bambini quando si iscrivono a un corso di teatro? Di certo il gioco e il divertimento, ma perché ottenerlo proprio tramite la recitazione? Cosa può avere di tanto speciale questo linguaggio? Cosa li conquista tanto?

Il linguaggio teatrale richiede molte competenze: l’immaginazione è di certo uno degli aspetti principali, così come il rapporto con l’altro e l’esplorazione delle proprie potenzialità. Quello però che spesso eccita di più i bambini è il lavoro sulle emozioni. E non si parla tanto dell’immedesimazione in situazioni particolari, quanto della semplice individuazione di uno stato d’animo e la sua espressione tramite il corpo, una espressione che dapprima quasi spaventa, ma che man mano viene acquisita, diventa sempre più liberatoria.

Una volta passate in rassegna tutte le emozioni, l’attore, bambino o adulto che sia, si trova a provare la sensazione di possedere finalmente in modo pieno il proprio essere, un essere complesso proprio perché composto da tutte le diverse emozioni che albergano sempre in noi, ma raramente trovano uno sfogo fisico. E proprio questo è il punto focale: il recupero di un’armonia tra il corpo e la mente, un’armonia che forse il nostro attuale stile di vita ostacola troppo.

Perché i bambini hanno tanto bisogno di questo lavoro? Dentro di loro sentono muoversi tante sensazioni a cui spesso non sanno dare un nome. Il primo passo da compiere è quello di distinguere queste emozioni; quindi è necessario saper associare a ognuna di loro una particolare manifestazione fisica e riconoscerla su se stessi, imparando che non dobbiamo allontanarle, perché il pericolo non sta nel viverle, ma piuttosto nel lasciarle schiacciate dentro il proprio cuore.
Proprio questa riflessione ci ha indotti ad approfondire nei nostri corsi di teatro il lavoro sulle emozioni!

una foto tratta dal saggio Quattro personaggi in cerca di fama



giovedì 22 marzo 2018

Il gatto con gli stivali e la Principessa ranocchia. Ovvero il gioco delle apparenze


Due fiabe per sciogliere l'incantesimo che tiene il mondo


Riccardo Dell'Orfano nella fiaba La Principessa ranocchia


A volte le favole insegnano che la vita può essere molto più imprevedibile di quello che immaginiamo, tanto che il mondo sembra architettato come un tortuoso e ingannevole gioco di apparenze. E così le risposte alle nostre esigenze si trovano spesso proprio lì, dove nessuno se lo sarebbe mai aspettato. Lo sa bene il garzone di quella celebre favola che trova la sua fortuna nel dono più umile di tutti: un gatto con gli stivali all'apparenza inutile anche per acchiappare i topi e invece artista del canto tanto ingegnoso, da trovare la strada per conquistare persino un regno. E lo sa quel principe che, imparando ad ammirare la bontà di una ranocchia, ottiene inaspettatamente la bellezza più grande.
Abbiamo voluto quindi creare uno spettacolo tratto dalle celebri fiabe Il Gatto con gli stivali e La principessa ranocchia, per insegnare a non dare per scontato nulla. Questo perché forse anche i nostri piccoli spettatori un giorno potranno trovare la ricchezza nelle cose a prima vista meno preziose e meno appariscenti, se impareranno a sciogliere il gioco delle apparenze che, come un incantesimo, traveste il mondo.




venerdì 9 marzo 2018

Preadolescenza: maschere, stereotipi e recupero dell'autostima


Rappresentare se stessi sulla scena, per liberarsi dalle maschere della vita




La preadolescenza è una fase di vita impegnativa: chi l’attraversa si vede allontanare da ciò che era, senza sapere, però, dove stia andando. Intorno a lui si muovono diversi modelli di comportamento: il ragazzo può scegliere di aderire ad uno di questi ed entrare così in una personalità preconfezionata che non lo rappresenti autenticamente, ma che gli possa in compenso dare l’illusione di avere una forma più definita e una vita sociale più semplice. Alcuni scelgono lo stereotipo del bullo o della figura trasgressiva, altri, al contrario, quello dei ragazzi modello, convinti che questo li possa traghettare più velocemente possibile dall’infanzia all’adolescenza.

Infine ci sono ragazzi che invece si nascondono dietro stereotipi tutt’altro che gratificanti: quelli che li definiscono come persone senza grandi prospettive, destinati alla mediocrità. E’ una scelta paradossalmente confortante, perché permette di non scontrarsi con chi non vuole dare loro fiducia o con chi vuole approfittare della loro debolezza per sentirsi forte. Una scelta che accetta a priori il fallimento, per non sperimentarlo in modo più doloroso, tramite la delusione.

In queste situazioni il teatro può divenire un’occasione per condurre i ragazzi attraverso un percorso di sperimentazione delle proprie risorse e di presa di coscienza della forza insita in ognuno di loro, volto al recupero dell’autostima. Quando il ragazzo assapora l’ebrezza data dalla libera manifestazione del proprio essere, incoraggiato ad esprimere senza timore né giudizio le proprie potenzialità fisiche e vocali come le proprie emozioni, allora avrà voglia di riportare questa forza ritrovata nella vita reale, rimettendosi in gioco sia nella rete sociale che nel percorso scolastico.

Sono queste le idee pedagogiche che ci hanno guidato in alcune occasioni e ci hanno così portato a guidare ragazzi chiusi, timidi e introversi verso un’espressione forte delle proprie risorse, e a scrivere quindi copioni incentrati sull’immedesimazione nella debolezza e successivamente nella forza.

Il nostro obiettivo è liberare i ragazzi da qualunque laccio, che sia esso costituito dal disprezzo sperimentato su di sé nella carriera scolastica, in famiglia o nella rete sociale, o dall’adesione a stereotipi vissuti come rassicuranti. Un processo che parte dalla presa di coscienza delle maschere che siamo soliti indossare nella vita e termina con il coraggio di lasciarla cadere per assaggiare una vita più autentica.

Illustrazione realizzata da Felice Ferrara e Marco Ferrara per la locandina di un saggio

giovedì 15 febbraio 2018


Unità, ma anche memoria e identità:
torna "Il mondo in classe" con nuovi temi e nuovi obiettivi!



Dopo i bellissimi risultati visti nel corso dell'anno precedente, con bambini introdotti con entusiasmo al mondo della musica e del teatro e più famiglie straniere effettivamente coinvolte nella vita della scuola, abbiamo rinnovato il progetto richiamando ancora una volta tutto il mondo in ogni classe! Naturalmente sempre ricorrendo all'immaginazione, lo strumento più valido che il teatro insegni a padroneggiare. E se l'anno scorso abbiamo volato con la fantasia, dimostrando come la diversità renda il nostro mondo avventuroso e affascinante, questa volta abbiamo voluto approfondire un nuovo tema: quello della memoria. Perché lo sforzo di integrarsi in una cultura estranea, purtroppo comporta spesso il rischio di penalizzare la propria. Capita infatti di incontrare bambini senza la cittadinanza italiana e, nel contempo, senza neppure un profondo legame con il paese d'origine della propria famiglia. Bambini quindi senza una vera terra, persone per così dire sospese tra una cultura e l'altra senza mai poter entrare né nell'una, né nell'altra.
Viviamo in un'epoca che ci ha abituati a dare la massima importanza agli aspetti pratici: documenti, moduli, numeri impilati insieme sembrano la maggiore priorità. Ma è davvero questo che può dare un sorriso a certi bambini? O forse certi antichi suoni o aneddoti, pur mostrandosi come cose piccole e senza importanza, nascondono magari quella ricchezza che realmente cerca il nostro cuore? A volte una favola o una canzone diventano piccoli squarci da cui spiare per poter riscoprire qualcosa della nostra identità, pezzi di noi che avevamo dimenticato ma di cui sentivamo in qualche modo la mancanza.

Studi per le scenografie

Con il nuovo spettacolo abbiamo quindi voluto invitare il pubblico a riflettere sull'importanza della memoria. Se dimentichiamo di trasmettere ai più piccoli gli usi e i costumi delle nostre terre di origine, creiamo di fatto un vuoto nella memoria collettiva. E chi perde la memoria perde la propria identità. E se non proteggiamo la nostra identità, non possiamo neppure realizzare un autentico scambio con chi è diverso da noi. Perché l'integrazione deve passare, a nostro avviso, soprattutto attraverso la condivisione di passioni e conoscenze, una condivisione operata da tutte le parti in questione. Siamo certi che solo questo processo di scambio reciproco può farci crescere, rendendoci più forti e consapevoli.
Il problema della fragilità delle identità culturali è peraltro un tema che tocca ognuno di noi, perché il processo di globalizzazione, cui siamo tutti sottoposti, abbatte sì tante frontiere, ma troppo spesso va a discapito delle identità regionali e nazionali e forse ha già spazzato via tanta ricchezza. Una ricchezza anche immateriale, a volte fatta di cose apparentemente superflue, che tuttavia sapevano custodire misteriosamente parti importanti della nostro vero essere.
Ci auguriamo quindi che cresca nelle nostre comunità una nuova consapevolezza in grado di accogliere il nuovo, senza perdere per questo il passato e i tesori in esso nascosti.



Il racconto emozionato dei bambini pubblicato sul giornalino della scuola

sabato 10 febbraio 2018

Torna Pinocchio 2.0

Torna in scena Pinocchio 2.0

la nostra riflessione sull'abuso del digitale




Siamo saliti sul palco del teatro Delfino per riportare in scena Pinocchio 2.0, uno spettacolo che conduce i piccoli spettatori in un vertiginoso viaggio tra le spire della realtà digitale, un mondo affascinante, ma  anche denso di trappole, proprio come il famoso Paese dei Balocchi, che prometteva la felicità attraverso il divertimento, per poi spogliare i bambini della loro capacità di costruirsi un futuro e una vera identità.
Quello dell'abuso di internet è un tema su cui è ancora difficile riflettere con la giusta distanza, eppure i nostri spettatori hanno dimostrato di apprezzare lo spettacolo. Merito anche del grande Collodi e delle sue straordinarie metafore che si dimostrano sempre attualissime.
Non è stato infatti necessario stravolgere le pagine del libro originale per inserire il mondo odierno, ma solo reinterpretare le attrazioni del Paese dei Balocchi come quelle disponibili oggi con un solo click sul proprio smart-phone. Evasioni molto più accessibili di quelle di un tempo e proprio per questo tanto più insidiose. Nessuna meraviglia, quindi, che aumentino i numeri legati alla dispersione scolastica, un fenomeno che si sperava invece si sarebbe estinto ai nostri tempi.
Cosa dunque può trattenerci dall'essere inghiottiti dalle meraviglie di un mondo pieno di luci e colori e che promette facilità e semplicità dove invece nella vita reale si affacciano ostacoli e difficoltà? Pinocchio è stato salvato dal suo fermo desiderio di divenire un bambino vero, un desiderio che si è dimostrato molto più forte di tutti quelli indotti dal meccanismo del Paese dei Balocchi. Non sarà, quindi, la strada giusta anche per tutti i nostri ragazzi?
Ecco quindi uno spettacolo per dare qualche risposta a questo interrogativo.  



Allestimento presso il Teatro Delfino di Milano






Alcuni momenti dello spettacolo nell'allestimento per il Teatro Delfino di Milano 








Il trailer dello spettacolo: