torna "Il mondo in classe" con nuovi temi e nuovi obiettivi!
Dopo i bellissimi risultati visti nel corso dell'anno precedente, con bambini introdotti con entusiasmo al mondo della musica e del teatro e più famiglie straniere effettivamente coinvolte nella vita della scuola, abbiamo rinnovato il progetto richiamando ancora una volta tutto il mondo in ogni classe! Naturalmente sempre ricorrendo all'immaginazione, lo strumento più valido che il teatro insegni a padroneggiare. E se l'anno scorso abbiamo volato con la fantasia, dimostrando come la diversità renda il nostro mondo avventuroso e affascinante, questa volta abbiamo voluto approfondire un nuovo tema: quello della memoria. Perché lo sforzo di integrarsi in una cultura estranea, purtroppo comporta spesso il rischio di penalizzare la propria. Capita infatti di incontrare bambini senza la cittadinanza italiana e, nel contempo, senza neppure un profondo legame con il paese d'origine della propria famiglia. Bambini quindi senza una vera terra,persone per così dire sospese tra una cultura e l'altra senza mai poter entrare né nell'una, né nell'altra.
Viviamo in un'epoca che ci ha abituati a dare la massima importanza agli aspetti pratici: documenti, moduli, numeri impilati insieme sembrano la maggiore priorità. Ma è davvero questo che può dare un sorriso a certi bambini? O forse certi antichi suoni o aneddoti, pur mostrandosi come cose piccole e senza importanza, nascondono magari quella ricchezza che realmente cerca il nostro cuore? A volte una favola o una canzone diventano piccoli squarci da cui spiare per poter riscoprire qualcosa della nostra identità, pezzi di noi che avevamo dimenticato ma di cui sentivamo in qualche modo la mancanza.
Studi per le scenografie
Con il nuovo spettacolo abbiamo quindi voluto invitare il pubblico a riflettere sull'importanza della memoria. Se dimentichiamo di trasmettere ai più piccoli gli usi e i costumi delle nostre terre di origine, creiamo di fatto un vuoto nella memoria collettiva. E chi perde la memoria perde la propria identità. E se non proteggiamo la nostra identità, non possiamo neppure realizzare un autentico scambio con chi è diverso da noi. Perché l'integrazione deve passare, a nostro avviso, soprattutto attraverso la condivisione di passioni e conoscenze, una condivisione operata da tutte le parti in questione. Siamo certi che solo questo processo di scambio reciproco può farci crescere, rendendoci più forti e consapevoli.
Il problema della fragilità delle identità culturali è peraltro un tema che tocca ognuno di noi, perché il processo di globalizzazione, cui siamo tutti sottoposti, abbatte sì tante frontiere, ma troppo spesso va a discapito delle identità regionali e nazionali e forse ha già spazzato via tanta ricchezza. Una ricchezza anche immateriale, a volte fatta di cose apparentemente superflue, che tuttavia sapevano custodire misteriosamente parti importanti della nostro vero essere.
Ci auguriamo quindi che cresca nelle nostre comunità una nuova consapevolezza in grado di accogliere il nuovo, senza perdere per questo il passato e i tesori in esso nascosti.
Il racconto emozionato dei bambini pubblicato sul giornalino della scuola
Siamo saliti sul palco del teatro Delfino per riportare in scena Pinocchio 2.0, uno spettacolo che conduce i piccoli spettatori in un vertiginoso viaggio tra le spire della realtà digitale, un mondo affascinante, ma anche denso di trappole, proprio come il famoso Paese dei Balocchi, che prometteva la felicità attraverso il divertimento, per poi spogliare i bambini della loro capacità di costruirsi un futuro e una vera identità.
Quello dell'abuso di internet è un tema su cui è ancora difficile riflettere con la giusta distanza, eppure i nostri spettatori hanno dimostrato di apprezzare lo spettacolo. Merito anche del grande Collodi e delle sue straordinarie metafore che si dimostrano sempre attualissime.
Non è stato infatti necessario stravolgere le pagine del libro originale per inserire il mondo odierno, ma solo reinterpretare le attrazioni del Paese dei Balocchi come quelle disponibili oggi con un solo click sul proprio smart-phone. Evasioni molto più accessibili di quelle di un tempo e proprio per questo tanto più insidiose. Nessuna meraviglia, quindi, che aumentino i numeri legati alla dispersione scolastica, un fenomeno che si sperava invece si sarebbe estinto ai nostri tempi.
Cosa dunque può trattenerci dall'essere inghiottiti dalle meraviglie di un mondo pieno di luci e colori e che promette facilità e semplicità dove invece nella vita reale si affacciano ostacoli e difficoltà? Pinocchio è stato salvato dal suo fermo desiderio di divenire un bambino vero, un desiderio che si è dimostrato molto più forte di tutti quelli indotti dal meccanismo del Paese dei Balocchi. Non sarà, quindi, la strada giusta anche per tutti i nostri ragazzi?
Ecco quindi uno spettacolo per dare qualche risposta a questo interrogativo.
Allestimento presso il Teatro Delfino di Milano
Alcuni momenti dello spettacolo nell'allestimento per il Teatro Delfino di Milano
Anche quest'anno va spegnendosi, portandosi via, nel suo freddo sonno, la fatica del lavoro, le preoccupazioni e gli affanni. Quel che, però, non vogliamo si trascini via sono le soddisfazioni ricevute dal nostro pubblico: i sorrisi, gli sguardi increduli, le risate e gli occhi emozionati di chi ha seguito i nostri spettacoli. Vogliamo quindi fermare qualche ricordo, registrando in questa pagina qualche commento rilasciato dalle maestre sull'ultimo dei nostri spettacoli (Lunatale: il Natale tra le stelle) e alcuni disegni con cui i nostri piccoli spettatori hanno cercato di manifestare il loro affetto per noi. Un modo per salutare il vecchio anno e, nel contempo, per trattenere con noi le cose più belle!
"L'altro giorno siamo andati un attimo sulla Luna. Uno spettacolo divertente...accattivante... movimentato...allegro... adatto a grandi e piccini... I nostri bimbi, al termine, non volevano andar via dal salone!!! Divertente e con una bella morale...cosa chiedere di più? Di inventare un'altra storia e venire ancora a trovarci per raccontarla!!!!" (Chiara Mauri, scuola dell'Infanzia Chiarelli, Milano)
"Spettacolo bello e coinvolgente anche per i più piccini, gli attori bravissimi e abilissimi a catturare e mantenere l'attenzione dei bambini e a suscitare in loro l'interesse e la curiosità. Grande attenzione viene posta al bambino rispettando i suoi tempi di attenzione e la sua capacità di cogliere le battute. Storie semplici, ma di grandi contenuti ed effetti scenici che trasmettono messaggi positivi ed educativi. Un abbraccio e grazie da tutta la Scuola Imbriani!" (Monica Perrone, scuola dell'infanzia Imbriani, Milano)
"Come sempre lo spettacolo fatto a scuola da noi Sem Benelli è stato straordinario.....Siete sempre più bravi...coinvolgenti....simpatici...e soprattutto meravigliosi....grazie di ❤️💏 da Lory e colleghe!!!! Super complimenti!!!!" (Scuola dell'infanzia Sem Benelli, Milano)
"Questa mattina nella scuola dell' Amicizia di via Chiarelli abbiamo assistito allo spettacolo della compagnia Teatrino Teatrò. Complimenti agli attori per l' interpretazione ! Le maestre e i bambini hanno apprezzato ......la storia semplice e divertente aveva un messaggio significativo più che mai attuale: la soluzione ad ogni divergenza non è la guerra, ma la mediazione ed il dialogo." (Giulia Base, scuola dell'infanzia Chiarelli, Milano)
Ringraziando per i tanti calorosi messaggi, porgiamo quindi i nostri migliori auguri!
martedì 17 ottobre 2017
LUNATALE:
con Teatrino Teatrò si viaggia nello spazio!
Chi non ha sognato la notte grazie alla luce benigna della luna che da lassù vigila il sonno di adulti e bambini?
Ma che succederebbe se un giorno quella luce, proprio come una lampada si spegnesse per non accendersi più? E come potrebbe mai accadere una cosa tanto insolita? Per trovare una risposta, dobbiamo cercare lontano, anzi lontanissimo, perché questa non è solo una storia ambientata sulla luna, ma è una storia ambientata nel futuro, in una notte che avverrà tra tantissimi anni, quando una coppia di coniugi avrà la strana idea di vendere il Natale ai Lunatici, gli imprevedibili e stravaganti abitanti della luna!
Con questo spettacolo Teatrino Teatrò si prepara all'allunaggio, per raccontare il Natale sotto una prospettiva decisamente nuova, spostando il punto di vista addirittura sulla luna! Un viaggio lunghissimo, un'avventura futuristica piena di sorprese, per scoprire che, in realtà, ovunque ci troveremo, oggi o domani, il nostro cuore avrà sempre bisogno del Natale, perché sarà sempre alla ricerca della pace. La pace! Un obiettivo che sembra di questi tempi sempre più difficile da raggiungere, ma che nondimeno tenteremo sempre di conquistare. Perché è veramente il bene più prezioso, il regalo più grande che si possa fare ai nostri bambini, come a quelli di tutto il mondo.
Così Teatrino Teatrò ha scelto per quest'anno di mettere sotto l'albero una storia ricca di risate, sì, ma con dentro una piccola preghiera: quella per cui ognuno possa impegnarsi ogni giorno a superare i conflitti con il prossimo. Perché l'educazione alla pace passa anche da noi, dal nostro piccolo mondo, che, in un certo senso, è uno specchio di quello più grande che ci contiene.
Il mondo in classe: un progetto per l'integrazione culturale nelle scuole
La diversità culturale all'interno di una classe scolastica può forse essere vista come una sfida per affrontare questioni quali l'integrazione e, a volte, risolvere obiettive difficoltà linguistiche che limitano le possibilità di partecipazione delle famiglie straniere. Tutte cose che gli educatori hanno il dovere di valutare e soppesare. Eppure se per un momento smettessimo i nostri panni di adulti riflessivi e rivestissimo invece i nostri occhi dello sguardo dei bambini, proprio come fosse un paio di occhiali magici, cosa vedremmo? Forse ogni ragazzino che venga da lontano, con il suo insieme di usi e costumi peculiari potrebbe risvegliare la nostra immaginazione verso posti sconosciuti e il suo bagaglio culturale divenire spunto per qualche racconto sorprendente proprio per il suo parlare di qualcosa di diverso da ciò che vediamo ogni giorno. Sì, la diversità e la distanza fisica e culturale sono proprio gli ingredienti giusti per un racconto suggestivo e affascinante. E se anche comportassero ostacoli, non sono proprio questi a rendere una storia intrigante e avventurosa? Ecco che d'un tratto la diversità diviene ricchezza!
scenografie dello spettacolo realizzate da Felice Ferrara ed Helga Micari
Partendo da questa riflessione abbiamo scritto una drammaturgia inedita che da un lato raccogliesse materiale offerto dalle famiglie straniere, e dall'altro fantasticasse sul tema della diversità culturale, trasformandola agli occhi dei bambini in una vera e propria avventura, capace di trasportarci da un posto esotico all'altro, passando per una galleria di personaggi magici.
E questa drammaturgia è stata una delle tappe del progetto Il mondo in classe, fortemente voluto dall'Associazione Genitori Attivi della scuola Italo Calvino di Milano in collaborazione con L'Albero della Musica e finanziato tramite un bando dal comune di Milano. Teatrino Teatrò è stato chiamato per curare l'aspetto teatrale, dalla stesura del testo, alla guida dei piccoli attori verso l'allestimento finale. Il risultato sarà uno spettacolo teatrale musicale che verrà replicato da tutte le classi dell'istituto nell'arco di un biennio con l'obiettivo di mandare e diffondere un messaggio: l'intercultura è proprio quanto può aiutarci ad uscire dal grigiore della nostra quotidianità e allargare i nostri orizzonti.
Helga Micari interpreta Pinocchio. Le foto di questo articolo sono tratte
dallo spettacolo Pinocchio 2.0 - Viaggio nel Paese dei Balocchi nell'era digitale
La tecnologia
digitale ha aperto nella nostra realtà concreta delle finestre su una realtà
nuova, non più fisica, ma virtuale, una realtà vastissima, carica di
informazioni, di immagini, di giochi, svaghi e stimoli visivi e uditivi un
tempo inimmaginabili. Questo mondo digitale così affascinante ci ha
conquistati tanto, che oggi queste finestre sono divenute sempre più
presenti, così come sono divenuti sempre più frequenti i nostri
accessi in questa realtà virtualeche, di fatto, ha acquisito nella nostra quotidianità la stessa
importanza della realtà concreta. Si vive così di continui e
frenetici passaggi tra una realtà e l'altra ed ogni aspetto della nostra
vita ha ormai un appoggio nella realtà concreta e uno in quella virtuale.
Dopo aver
abbracciato in modo tanto entusiasta tutte le nuove tecnologie
digitali ed aver modificato con tanta fretta il nostro stile di vita, è
forse venuto il momento di fermarsi per capire quanto le nostre
esistenze siano cambiate; perché, si sa, i cambiamenti portano novità, ma comportano anche delle perdite. Cosa
abbiamo dunque perso rispetto al passato? E soprattutto, cosa abbiamo tolto
ai bambini di oggi di quanto abbiamo amato nella nostra infanzia?
Gli studi sul
tema sono ancora aperti, ma il sospetto che l'abuso delle nuove tecnologie
abbia danneggiato qualcosa nel nostro modo di vivere comincia a farsi
strada anche tra genitori, educatori e insegnanti.
Helga Micari e Felice Ferrara nel nuovo spettacolo di Teatrino Teatrò: Pinocchio 2.0
Dà da pensare la
frequenza con cui controlliamo le notifiche sui nostri cellulari, e ancora la
fragilità nelle relazioni sociali tra i più giovani desta il dubbio che la
ricerca di amici via chat scoraggi la costruzione di una rete sociale nella
realtà fisica.
La prima soluzione
a questi problemi sembra piuttosto ovvia, ovvero porre un limite al tempo speso
su internet. Ma è davvero solo questo il nodo del problema?
Il mondo di
internet è davvero solo un contenitore neutro di dati, o sta forse plasmando
anche il nostro modo di ragionare? Che dire infatti della qualità dei contenuti?
Gli articoli che ci offre sono spesso brevi, superficiali e lacunosi, formulati
secondo la logica del giornalismo televisivo più sbrigativo. Se infatti le
ricerche su libri e volumi cartacei ci costringevano a sviluppare un livello di
concentrazione alto e per un tempo prolungato, fornendoci un buon grado di
competenza e forgiando infine le nostre menti verso un superamento dei nostri
limiti, il linguaggio di internet sembra invece voler assecondare la nostra pigrizia,
servendoci nozioni lampo e chiedendoci il grado minore possibile di
concentrazione.
Per certi versi
l’universo digitale non si allontana molto nelle sue trappole dal mondo
televisivo, la novità sta piuttosto nella facilità con cui possiamo accedere
oggi a internet, tanto che è possibile farlo in ogni luogo e in ogni momento.
Non solo. Se un tempo si aveva un atteggiamento critico verso tutto ciò che
poteva danneggiarci, oggi sembra prevalere un certo permissivismo che ci porta
ad essere molto meno responsabili di un tempo nei consumi, che si parli di
tecnologia, di alimentazione o qualunque altra cosa.
Pinocchio 2.0: un viaggio nel Paese dei Balocchi nell'era digitale
Con lo spettacolo
Pinocchio 2.0 abbiamo voluto dare un nostro originale contributo a questa
riflessione, partendo paradossalmente da un testo nato in un'epoca lontanissima
da quella digitale, eppure a nostro avviso ancora validissimo per leggere in
modo critico il nostro presente. Questo perché la saggezza di un
grande scrittore attraversa tutti i secoli.
Ci siamo
concentrati in particolare sulla parte finale del romanzo, soffermandoci
soprattutto sull'episodio del Paese dei Balocchi. In questo paragrafo
Collodi descrive un luogo che incarna bene lo spirito
consumista: anche qui, infatti, si incoraggia la voracità e si spinge alla
ricerca del piacere senza alcun limite. Il Paese dei Balocchi,
infatti, non è tanto il regno del gioco, quanto il regno del gioco
smodato, senza regole, senza orari e senza misure.
Così la figura
dell'uomo di burro che invita tutti i bambini a sperimentare questo paese dei
balocchi dimenticando ogni senso del limite è simile al genitore permissivo e allo stesso tempo ai messaggi persuasivi inviati incessantemente dai mass media, e si contrappone nettamente alle
figure del Grillo Parlante e della Fata dai capelli turchini, che possono
invece rappresentare l’adulto positivo capace di impartire limiti e regole al
bambino, senza paura di risultare odioso o noioso al bambino, perché non guidato
da ansie narcisistiche, ma da un amore sincero che ha come unico interesse
lo sviluppo e la crescita sana del bambino.
Ecco quindi quale
potrebbe essere il suggerimento più prezioso di Collodi sulla questione: ogni volta che agiamo sui bambini lo stiamo
facendo come un uomo di burro o un grillo parlante? E ancora: quello che
proviene dai nostri video schermi assomiglia tanto alle promesse dell’uomo di
burro o a quelle della Fata dai capelli turchini?
La verità è che non
possiamo mai rilassarci del tutto. La vita ci chiede sempre di adoperare la
nostra intelligenza e di analizzare in modo critico ogni cosa. Perché la nuova
tecnologia è certamente uno strumento estremamente utile, ma siamo sempre noi a
manipolarla, o a volte siamo noi ad essere manipolati attraverso di lei? Non
dobbiamo mai smettere di riflettere, perché è questo che può fare di noi dei
burattini o delle persone vere.
Pinocchio 2.0 Viaggio nel Paese dei Balocchi nell'era digitale
Il dilagare di un grosso disagio
sociale, quello del BULLISMO, nella scuola primaria, ci ha spinto a produrre un nuovo lavoro che
riflettesse sul tema e potesse in un qualche modo dare un aiuto ai bambini,
alle famiglie e alle maestre che ci seguono. È nato così “PIRATI IN VISTA!”, una favola che, attraverso la magia della
narrazione e la suggestione di figure mitiche quali pirati, draghi e ninfe
marine, rispecchia nello stesso tempo un problema molto attuale.
Ma in cosa consiste effettivamente il
bullismo? E come possiamo parlarne in modo semplice ai bambini? Ecco una nostra
guida alla questione!*
Una marionetta tratta dallo spettacolo "Pirati in vista! Una favola contro il bullismo"
Si parla di bullismo quando qualcuno si comporta ripetutamente in modo
prepotente e aggressivo con un altro. Nell'atto bullistico non si contano, però,
solo due figure, ma molte di più; ecco un piccolo schema che può illustrare il
tutto con semplicità e che riguarda tutti noi. Ognuno, infatti, deve
necessariamente ritrovarsi in uno di questi ruoli.
IL
BULLO: è chi commette un atto aggressivo verso un indifeso, facendo un dispetto
o dicendo qualcosa di spiacevole contro di lui.
L’AIUTANTE: è quello che
segue il bullo, spalleggiandolo nella prepotenza.
IL
SOSTENITORE: è chi rimane a guardare l'aggressione, magari ridendo.
Di fatto i bulli agiscono quando hanno qualcuno che li osserva, come se fossero
attori in cerca di spettatori.
L’ESTERNO: chi non si
ferma a guardare, evita di lasciarsi coinvolgere e non prende le parti di
nessuno.
IL
DIFENSORE: è chi, al contrario, sceglie di prendere le difese della vittima,
intervenendo a suo favore o cercando di consolarlo.
LA
VITTIMA: è la persona che subisce la prepotenza.
Capitan Cozza tormenta una chiocciolina
In questo schema il bullo e la vittima
sembrano due figure del tutto opposte, il primo spaccone ed esibizionista, il
secondo timido e introverso; eppure gli studiosi ci invitano a guardare più in
profondità e a scoprire quante somiglianze vi siano invece tra di loro.
Ad accumunare bulli e vittime è
soprattutto una forte difficoltà a
vivere le emozioni più spiacevoli. Momenti di tristezza, delusione o frustrazione
possono essere rimasti particolarmente impressi in queste persone, tanto da
farle sentire costantemente in pericolo.
Ecco quindi che il BULLO è un bambino o un ragazzo che vive un normale evento
spiacevole come una catastrofe che può rubargli per sempre la felicità. Per
questo nel confronto con gli altri, perdere una partita in un gioco, ammettere
di aver fatto uno sbaglio, o ricevere un voto più basso rispetto agli altri,
può sembrargli erroneamente qualcosa di terribile che lo svaluta per sempre
agli occhi degli altri. I comportamenti aggressivi e le prepotenze gli sembrano
allora necessari per imporsi nuovamente come persona vincente all'attenzione
degli altri.
In modo simile anche la VITTIMA è una persona che tende a
vedere le difficoltà più grandi di quanto in realtà non siano. È in particolare
sempre convinto che ogni qualvolta dia un parere diverso dagli altri o dica
qualcosa di non richiesto risulterà fastidioso e sarà umiliato, deriso e infine
emarginato per sempre. Per questo si abitua a mettersi il meno in vista
possibile, a non combattere mai nessuno e ad accettare anche le prepotenze.
Pensa infatti che la passività e il suo spirito di accettazione possano
renderlo più gradevole.
Francesco Tornar interpreta il "bullo", Capitan Cozza
In definitiva bulli e vittime sono
simili e allo stesso tempo opposti, tanto che se si alleassero, sarebbero una
squadra davvero vincente, perché avrebbero moltissima intesa, compensando nel
contempo l'uno le carenze dell'altro. Sono come si dice complementari: l'uno completa l'altro.
Purtroppo, però, il bullo non crede
all'amicizia, ma solo alla competizione. E mettersi in competizione con uno
passivo sembra il modo più sicuro per riuscire vittoriosi e guadagnare una
bella figura. E, del resto, la vittima è tanto chiusa e riservata che
difficilmente riuscirebbe ad aprire un vero dialogo con uno tanto esuberante
come un bullo.
Felice Ferrara nella parte di Edward Lee
Detto questo, è ora necessario
riflettere sulle altre figure, ovvero su ognuno di noi. Dobbiamo infatti
chiederci quanti di noi, aldilà dei vissuti e delle esperienze passate, credono
davvero all’amicizia e non piuttosto alla competizione? Chi desidera davvero
sentirsi vicino all’altro, piuttosto che superiore? Chi sa davvero rispettare
l’altro in ogni sua scelta, nelle sue idee, nei suoi desideri?
Nella società in cui viviamo, in realtà,
i premi sono per chi sa vincere una gara, una competizione, chi sa dimostrare
una qualche abilità più di un altro; molto difficilmente, invece, si pensa di
premiare chi sa vivere in gruppo, chi sa rendere duratura un’amicizia, chi si
dimostra solidale.
La chiocciolina spaventata da Capitan Cozza e Branchianera
Nel nostro spettacolo, abbiamo
illustrato le situazioni e le figure prima analizzate in determinati
personaggi: Capitan Cozza è il tipico bullo, Branchianera è un aiutante e un
sostenitore, Edward cerca finché può di rimanere esterno, mentre Alga si pone
come difensore della Chiocciolina, la vittima.
Oltre a questo, però, abbiamo scelto due
parole chiave che servissero come antidoto al bullismo, ovvero AMICIZIA e SOLIDARIETA'.
Tutti sanno cosa sia l’amicizia, mentre
è forse più difficile comprendere fino in fondo la solidarietà.
Cosa significa ESSERE SOLIDALI? Essere
pronti ad offrire un aiuto a chi è in difficoltà, ma anche saper gioire della
felicità degli altri. Saper sostenere gli altri nel loro percorso di vita,
anche se apparentemente non se ne guadagna nulla nell’immediato. Diciamo
apparentemente, perché in realtà la scelta della solidarietà è l’unica che può
renderci veramente felici.
Molti scelgono di lottare da soli contro
tutti, ma nessuno realmente è in grado di farsi strada nella vita senza doversi
mai appoggiare a qualcuno. Anche il più in gamba di tutti, dovrà in realtà
sperare prima o poi in un aiuto.
Helga Micari nei panni della ninfa Alga, il personaggio che, mostrando la propria fragilità, riesce a creare un dialogo con Capitan Cozza
Come si diviene davvero solidali con
qualcuno? E’ necessario mostrarsi sempre forti, come delle rocce a cui è possibile
aggrapparsi? Nient’affatto! Al contrario spesso è proprio necessario mostrare
le proprie fragilità.
Come abbiamo visto, vittime e bulli sono
persone che cercano di evitare la sofferenza tramite la passività o
l’aggressività, perché trovano che la tristezza, la delusione, il sentirsi
rifiutati o giudicati siano sentimenti così dolorosi da essere insopportabili.
Pensano quindi che debbano essere evitati il più possibile e giustificano per
questo mezzi davvero pesanti. La vittima trova più accettabile subire ogni
prepotenza, che sentirsi allontanato, e il bullo pensa sia giusto attaccare
qualcuno, piuttosto che sentirsi inferiore all’altro.
E’ necessario allora che vittime e bulli
comprendano che ognuno di noi vive emozioni spiacevoli, e che ognuno di noi,
dopo un pianto o un momento di malinconia, può tornare infine a sorridere.
Una persona solidale ed empatica è
quindi una persona che sa condividere con l’altro il dolore: non nega che
possano esserci momenti brutti e difficili, anzi confessa i propri e rispetta i
tempi dell’altro nel superare la tristezza. In questo modo è possibile
incoraggiare l’altro a vivere i propri sentimenti, senza soffocarli, a
lasciarli esplodere, di modo che non rimangano stretti nel cuore ma possano
piano piano defluire fino a dissolversi.
L’anima è un’opera d’arte!
Un fondale realizzato da Marco Ferrara per lo spettacolo
Nel creare marionette e fondali per lo
spettacolo abbiamo scelto un tipo di pittura astratta particolare detta ACTION PAINTING (pittura d’azione): è
uno stile pittorico in cui il colore è lanciato sulla tela o lasciato
gocciolare del tutto spontaneamente. Non si richiede alcuna riflessione, perché
ciò che conta non è l’idea con la quale si dipinge, ma solo l’istinto del
momento. E’ come scattare una fotografia che fermilo stato d’animo di una data giornata, imprimendolo
così com’è sulla tela, senza alcun giudizio e alcun abbellimento.
Pesci dipinti in action painting da Helga Micari
Mentre dipingiamo, possiamo sentirci
gioiosi o, al contrario, tristi o arrabbiati. Ogni emozione è bene accetta,
purché sincera. E così la tela ci mostrerà infine un’immagine della nostra
anima: una serie di macchie di colore dove ogni
emozione, scura o chiara, spenta o brillante, contribuisce in modo ugualmente
importante a vivificare il quadro e a renderlo unico.
Questo messaggio ci sembrava
particolarmente importante per invitare tutti i nostri spettatori a vivere e ad
esprimere ogni emozione, in modo che si possa poi prendere le distanze da esse,
osservarle più da lontano e superarle, trattandole per quello che realmente
sono: qualcosa di passeggero che ha caratterizzato un momento, senza togliere
spazio ad altre possibili emozioni future.
Alga aiuta Capitan Cozza ad esternare la sua rabbia
Allo stesso modo speriamo che tutti i
genitori e gli insegnanti non dimentichino che è sempre necessaria
un’educazione all’emozione per i più piccoli. Il mondo di oggi ci porta
purtroppo a considerare esclusivamente questioni di tipo materiale, ma è in
realtà il nostro mondo interiore a darci le prime risorse per costruire la
nostra vita. E questo non andrebbe mai dimenticato.
"PIRATI IN VISTA! Una favola contro il bullismo"
è uno spettacolo scritto da Felice Ferrara
diretto da Felice Ferrara ed Helga Micari
con Felice Ferrara, Helga Micari, Francesco Tornar e Guendalina Rossi
marionette di Felice Ferrara con action painting di Helga Micari
(si ringrazia Gero Caldarelli per la marionetta della chiocciolina)
Produzione Teatrino Teatrò, in collaborazione con Campo Teatrale
*per approfondire, consigliamo il libro che ci è sembrato più utile sull'argomento:
"Stop al bullismo!" a cura di Nicola Iannaccone, edizioni La meridiana.