Il mondo in classe: un progetto per l'integrazione culturale nelle scuole
La diversità culturale all'interno di una classe scolastica può forse essere vista come una sfida per affrontare questioni quali l'integrazione e, a volte, risolvere obiettive difficoltà linguistiche che limitano le possibilità di partecipazione delle famiglie straniere. Tutte cose che gli educatori hanno il dovere di valutare e soppesare. Eppure se per un momento smettessimo i nostri panni di adulti riflessivi e rivestissimo invece i nostri occhi dello sguardo dei bambini, proprio come fosse un paio di occhiali magici, cosa vedremmo? Forse ogni ragazzino che venga da lontano, con il suo insieme di usi e costumi peculiari potrebbe risvegliare la nostra immaginazione verso posti sconosciuti e il suo bagaglio culturale divenire spunto per qualche racconto sorprendente proprio per il suo parlare di qualcosa di diverso da ciò che vediamo ogni giorno. Sì, la diversità e la distanza fisica e culturale sono proprio gli ingredienti giusti per un racconto suggestivo e affascinante. E se anche comportassero ostacoli, non sono proprio questi a rendere una storia intrigante e avventurosa? Ecco che d'un tratto la diversità diviene ricchezza!
scenografie dello spettacolo realizzate da Felice Ferrara ed Helga Micari
Partendo da questa riflessione abbiamo scritto una drammaturgia inedita che da un lato raccogliesse materiale offerto dalle famiglie straniere, e dall'altro fantasticasse sul tema della diversità culturale, trasformandola agli occhi dei bambini in una vera e propria avventura, capace di trasportarci da un posto esotico all'altro, passando per una galleria di personaggi magici.
E questa drammaturgia è stata una delle tappe del progetto Il mondo in classe, fortemente voluto dall'Associazione Genitori Attivi della scuola Italo Calvino di Milano in collaborazione con L'Albero della Musica e finanziato tramite un bando dal comune di Milano. Teatrino Teatrò è stato chiamato per curare l'aspetto teatrale, dalla stesura del testo, alla guida dei piccoli attori verso l'allestimento finale. Il risultato sarà uno spettacolo teatrale musicale che verrà replicato da tutte le classi dell'istituto nell'arco di un biennio con l'obiettivo di mandare e diffondere un messaggio: l'intercultura è proprio quanto può aiutarci ad uscire dal grigiore della nostra quotidianità e allargare i nostri orizzonti.
Helga Micari interpreta Pinocchio. Le foto di questo articolo sono tratte
dallo spettacolo Pinocchio 2.0 - Viaggio nel Paese dei Balocchi nell'era digitale
La tecnologia
digitale ha aperto nella nostra realtà concreta delle finestre su una realtà
nuova, non più fisica, ma virtuale, una realtà vastissima, carica di
informazioni, di immagini, di giochi, svaghi e stimoli visivi e uditivi un
tempo inimmaginabili. Questo mondo digitale così affascinante ci ha
conquistati tanto, che oggi queste finestre sono divenute sempre più
presenti, così come sono divenuti sempre più frequenti i nostri
accessi in questa realtà virtualeche, di fatto, ha acquisito nella nostra quotidianità la stessa
importanza della realtà concreta. Si vive così di continui e
frenetici passaggi tra una realtà e l'altra ed ogni aspetto della nostra
vita ha ormai un appoggio nella realtà concreta e uno in quella virtuale.
Dopo aver
abbracciato in modo tanto entusiasta tutte le nuove tecnologie
digitali ed aver modificato con tanta fretta il nostro stile di vita, è
forse venuto il momento di fermarsi per capire quanto le nostre
esistenze siano cambiate; perché, si sa, i cambiamenti portano novità, ma comportano anche delle perdite. Cosa
abbiamo dunque perso rispetto al passato? E soprattutto, cosa abbiamo tolto
ai bambini di oggi di quanto abbiamo amato nella nostra infanzia?
Gli studi sul
tema sono ancora aperti, ma il sospetto che l'abuso delle nuove tecnologie
abbia danneggiato qualcosa nel nostro modo di vivere comincia a farsi
strada anche tra genitori, educatori e insegnanti.
Helga Micari e Felice Ferrara nel nuovo spettacolo di Teatrino Teatrò: Pinocchio 2.0
Dà da pensare la
frequenza con cui controlliamo le notifiche sui nostri cellulari, e ancora la
fragilità nelle relazioni sociali tra i più giovani desta il dubbio che la
ricerca di amici via chat scoraggi la costruzione di una rete sociale nella
realtà fisica.
La prima soluzione
a questi problemi sembra piuttosto ovvia, ovvero porre un limite al tempo speso
su internet. Ma è davvero solo questo il nodo del problema?
Il mondo di
internet è davvero solo un contenitore neutro di dati, o sta forse plasmando
anche il nostro modo di ragionare? Che dire infatti della qualità dei contenuti?
Gli articoli che ci offre sono spesso brevi, superficiali e lacunosi, formulati
secondo la logica del giornalismo televisivo più sbrigativo. Se infatti le
ricerche su libri e volumi cartacei ci costringevano a sviluppare un livello di
concentrazione alto e per un tempo prolungato, fornendoci un buon grado di
competenza e forgiando infine le nostre menti verso un superamento dei nostri
limiti, il linguaggio di internet sembra invece voler assecondare la nostra pigrizia,
servendoci nozioni lampo e chiedendoci il grado minore possibile di
concentrazione.
Per certi versi
l’universo digitale non si allontana molto nelle sue trappole dal mondo
televisivo, la novità sta piuttosto nella facilità con cui possiamo accedere
oggi a internet, tanto che è possibile farlo in ogni luogo e in ogni momento.
Non solo. Se un tempo si aveva un atteggiamento critico verso tutto ciò che
poteva danneggiarci, oggi sembra prevalere un certo permissivismo che ci porta
ad essere molto meno responsabili di un tempo nei consumi, che si parli di
tecnologia, di alimentazione o qualunque altra cosa.
Pinocchio 2.0: un viaggio nel Paese dei Balocchi nell'era digitale
Con lo spettacolo
Pinocchio 2.0 abbiamo voluto dare un nostro originale contributo a questa
riflessione, partendo paradossalmente da un testo nato in un'epoca lontanissima
da quella digitale, eppure a nostro avviso ancora validissimo per leggere in
modo critico il nostro presente. Questo perché la saggezza di un
grande scrittore attraversa tutti i secoli.
Ci siamo
concentrati in particolare sulla parte finale del romanzo, soffermandoci
soprattutto sull'episodio del Paese dei Balocchi. In questo paragrafo
Collodi descrive un luogo che incarna bene lo spirito
consumista: anche qui, infatti, si incoraggia la voracità e si spinge alla
ricerca del piacere senza alcun limite. Il Paese dei Balocchi,
infatti, non è tanto il regno del gioco, quanto il regno del gioco
smodato, senza regole, senza orari e senza misure.
Così la figura
dell'uomo di burro che invita tutti i bambini a sperimentare questo paese dei
balocchi dimenticando ogni senso del limite è simile al genitore permissivo e allo stesso tempo ai messaggi persuasivi inviati incessantemente dai mass media, e si contrappone nettamente alle
figure del Grillo Parlante e della Fata dai capelli turchini, che possono
invece rappresentare l’adulto positivo capace di impartire limiti e regole al
bambino, senza paura di risultare odioso o noioso al bambino, perché non guidato
da ansie narcisistiche, ma da un amore sincero che ha come unico interesse
lo sviluppo e la crescita sana del bambino.
Ecco quindi quale
potrebbe essere il suggerimento più prezioso di Collodi sulla questione: ogni volta che agiamo sui bambini lo stiamo
facendo come un uomo di burro o un grillo parlante? E ancora: quello che
proviene dai nostri video schermi assomiglia tanto alle promesse dell’uomo di
burro o a quelle della Fata dai capelli turchini?
La verità è che non
possiamo mai rilassarci del tutto. La vita ci chiede sempre di adoperare la
nostra intelligenza e di analizzare in modo critico ogni cosa. Perché la nuova
tecnologia è certamente uno strumento estremamente utile, ma siamo sempre noi a
manipolarla, o a volte siamo noi ad essere manipolati attraverso di lei? Non
dobbiamo mai smettere di riflettere, perché è questo che può fare di noi dei
burattini o delle persone vere.
Pinocchio 2.0 Viaggio nel Paese dei Balocchi nell'era digitale
Il dilagare di un grosso disagio
sociale, quello del BULLISMO, nella scuola primaria, ci ha spinto a produrre un nuovo lavoro che
riflettesse sul tema e potesse in un qualche modo dare un aiuto ai bambini,
alle famiglie e alle maestre che ci seguono. È nato così “PIRATI IN VISTA!”, una favola che, attraverso la magia della
narrazione e la suggestione di figure mitiche quali pirati, draghi e ninfe
marine, rispecchia nello stesso tempo un problema molto attuale.
Ma in cosa consiste effettivamente il
bullismo? E come possiamo parlarne in modo semplice ai bambini? Ecco una nostra
guida alla questione!*
Una marionetta tratta dallo spettacolo "Pirati in vista! Una favola contro il bullismo"
Si parla di bullismo quando qualcuno si comporta ripetutamente in modo
prepotente e aggressivo con un altro. Nell'atto bullistico non si contano, però,
solo due figure, ma molte di più; ecco un piccolo schema che può illustrare il
tutto con semplicità e che riguarda tutti noi. Ognuno, infatti, deve
necessariamente ritrovarsi in uno di questi ruoli.
IL
BULLO: è chi commette un atto aggressivo verso un indifeso, facendo un dispetto
o dicendo qualcosa di spiacevole contro di lui.
L’AIUTANTE: è quello che
segue il bullo, spalleggiandolo nella prepotenza.
IL
SOSTENITORE: è chi rimane a guardare l'aggressione, magari ridendo.
Di fatto i bulli agiscono quando hanno qualcuno che li osserva, come se fossero
attori in cerca di spettatori.
L’ESTERNO: chi non si
ferma a guardare, evita di lasciarsi coinvolgere e non prende le parti di
nessuno.
IL
DIFENSORE: è chi, al contrario, sceglie di prendere le difese della vittima,
intervenendo a suo favore o cercando di consolarlo.
LA
VITTIMA: è la persona che subisce la prepotenza.
Capitan Cozza tormenta una chiocciolina
In questo schema il bullo e la vittima
sembrano due figure del tutto opposte, il primo spaccone ed esibizionista, il
secondo timido e introverso; eppure gli studiosi ci invitano a guardare più in
profondità e a scoprire quante somiglianze vi siano invece tra di loro.
Ad accumunare bulli e vittime è
soprattutto una forte difficoltà a
vivere le emozioni più spiacevoli. Momenti di tristezza, delusione o frustrazione
possono essere rimasti particolarmente impressi in queste persone, tanto da
farle sentire costantemente in pericolo.
Ecco quindi che il BULLO è un bambino o un ragazzo che vive un normale evento
spiacevole come una catastrofe che può rubargli per sempre la felicità. Per
questo nel confronto con gli altri, perdere una partita in un gioco, ammettere
di aver fatto uno sbaglio, o ricevere un voto più basso rispetto agli altri,
può sembrargli erroneamente qualcosa di terribile che lo svaluta per sempre
agli occhi degli altri. I comportamenti aggressivi e le prepotenze gli sembrano
allora necessari per imporsi nuovamente come persona vincente all'attenzione
degli altri.
In modo simile anche la VITTIMA è una persona che tende a
vedere le difficoltà più grandi di quanto in realtà non siano. È in particolare
sempre convinto che ogni qualvolta dia un parere diverso dagli altri o dica
qualcosa di non richiesto risulterà fastidioso e sarà umiliato, deriso e infine
emarginato per sempre. Per questo si abitua a mettersi il meno in vista
possibile, a non combattere mai nessuno e ad accettare anche le prepotenze.
Pensa infatti che la passività e il suo spirito di accettazione possano
renderlo più gradevole.
Francesco Tornar interpreta il "bullo", Capitan Cozza
In definitiva bulli e vittime sono
simili e allo stesso tempo opposti, tanto che se si alleassero, sarebbero una
squadra davvero vincente, perché avrebbero moltissima intesa, compensando nel
contempo l'uno le carenze dell'altro. Sono come si dice complementari: l'uno completa l'altro.
Purtroppo, però, il bullo non crede
all'amicizia, ma solo alla competizione. E mettersi in competizione con uno
passivo sembra il modo più sicuro per riuscire vittoriosi e guadagnare una
bella figura. E, del resto, la vittima è tanto chiusa e riservata che
difficilmente riuscirebbe ad aprire un vero dialogo con uno tanto esuberante
come un bullo.
Felice Ferrara nella parte di Edward Lee
Detto questo, è ora necessario
riflettere sulle altre figure, ovvero su ognuno di noi. Dobbiamo infatti
chiederci quanti di noi, aldilà dei vissuti e delle esperienze passate, credono
davvero all’amicizia e non piuttosto alla competizione? Chi desidera davvero
sentirsi vicino all’altro, piuttosto che superiore? Chi sa davvero rispettare
l’altro in ogni sua scelta, nelle sue idee, nei suoi desideri?
Nella società in cui viviamo, in realtà,
i premi sono per chi sa vincere una gara, una competizione, chi sa dimostrare
una qualche abilità più di un altro; molto difficilmente, invece, si pensa di
premiare chi sa vivere in gruppo, chi sa rendere duratura un’amicizia, chi si
dimostra solidale.
La chiocciolina spaventata da Capitan Cozza e Branchianera
Nel nostro spettacolo, abbiamo
illustrato le situazioni e le figure prima analizzate in determinati
personaggi: Capitan Cozza è il tipico bullo, Branchianera è un aiutante e un
sostenitore, Edward cerca finché può di rimanere esterno, mentre Alga si pone
come difensore della Chiocciolina, la vittima.
Oltre a questo, però, abbiamo scelto due
parole chiave che servissero come antidoto al bullismo, ovvero AMICIZIA e SOLIDARIETA'.
Tutti sanno cosa sia l’amicizia, mentre
è forse più difficile comprendere fino in fondo la solidarietà.
Cosa significa ESSERE SOLIDALI? Essere
pronti ad offrire un aiuto a chi è in difficoltà, ma anche saper gioire della
felicità degli altri. Saper sostenere gli altri nel loro percorso di vita,
anche se apparentemente non se ne guadagna nulla nell’immediato. Diciamo
apparentemente, perché in realtà la scelta della solidarietà è l’unica che può
renderci veramente felici.
Molti scelgono di lottare da soli contro
tutti, ma nessuno realmente è in grado di farsi strada nella vita senza doversi
mai appoggiare a qualcuno. Anche il più in gamba di tutti, dovrà in realtà
sperare prima o poi in un aiuto.
Helga Micari nei panni della ninfa Alga, il personaggio che, mostrando la propria fragilità, riesce a creare un dialogo con Capitan Cozza
Come si diviene davvero solidali con
qualcuno? E’ necessario mostrarsi sempre forti, come delle rocce a cui è possibile
aggrapparsi? Nient’affatto! Al contrario spesso è proprio necessario mostrare
le proprie fragilità.
Come abbiamo visto, vittime e bulli sono
persone che cercano di evitare la sofferenza tramite la passività o
l’aggressività, perché trovano che la tristezza, la delusione, il sentirsi
rifiutati o giudicati siano sentimenti così dolorosi da essere insopportabili.
Pensano quindi che debbano essere evitati il più possibile e giustificano per
questo mezzi davvero pesanti. La vittima trova più accettabile subire ogni
prepotenza, che sentirsi allontanato, e il bullo pensa sia giusto attaccare
qualcuno, piuttosto che sentirsi inferiore all’altro.
E’ necessario allora che vittime e bulli
comprendano che ognuno di noi vive emozioni spiacevoli, e che ognuno di noi,
dopo un pianto o un momento di malinconia, può tornare infine a sorridere.
Una persona solidale ed empatica è
quindi una persona che sa condividere con l’altro il dolore: non nega che
possano esserci momenti brutti e difficili, anzi confessa i propri e rispetta i
tempi dell’altro nel superare la tristezza. In questo modo è possibile
incoraggiare l’altro a vivere i propri sentimenti, senza soffocarli, a
lasciarli esplodere, di modo che non rimangano stretti nel cuore ma possano
piano piano defluire fino a dissolversi.
L’anima è un’opera d’arte!
Un fondale realizzato da Marco Ferrara per lo spettacolo
Nel creare marionette e fondali per lo
spettacolo abbiamo scelto un tipo di pittura astratta particolare detta ACTION PAINTING (pittura d’azione): è
uno stile pittorico in cui il colore è lanciato sulla tela o lasciato
gocciolare del tutto spontaneamente. Non si richiede alcuna riflessione, perché
ciò che conta non è l’idea con la quale si dipinge, ma solo l’istinto del
momento. E’ come scattare una fotografia che fermilo stato d’animo di una data giornata, imprimendolo
così com’è sulla tela, senza alcun giudizio e alcun abbellimento.
Pesci dipinti in action painting da Helga Micari
Mentre dipingiamo, possiamo sentirci
gioiosi o, al contrario, tristi o arrabbiati. Ogni emozione è bene accetta,
purché sincera. E così la tela ci mostrerà infine un’immagine della nostra
anima: una serie di macchie di colore dove ogni
emozione, scura o chiara, spenta o brillante, contribuisce in modo ugualmente
importante a vivificare il quadro e a renderlo unico.
Questo messaggio ci sembrava
particolarmente importante per invitare tutti i nostri spettatori a vivere e ad
esprimere ogni emozione, in modo che si possa poi prendere le distanze da esse,
osservarle più da lontano e superarle, trattandole per quello che realmente
sono: qualcosa di passeggero che ha caratterizzato un momento, senza togliere
spazio ad altre possibili emozioni future.
Alga aiuta Capitan Cozza ad esternare la sua rabbia
Allo stesso modo speriamo che tutti i
genitori e gli insegnanti non dimentichino che è sempre necessaria
un’educazione all’emozione per i più piccoli. Il mondo di oggi ci porta
purtroppo a considerare esclusivamente questioni di tipo materiale, ma è in
realtà il nostro mondo interiore a darci le prime risorse per costruire la
nostra vita. E questo non andrebbe mai dimenticato.
"PIRATI IN VISTA! Una favola contro il bullismo"
è uno spettacolo scritto da Felice Ferrara
diretto da Felice Ferrara ed Helga Micari
con Felice Ferrara, Helga Micari, Francesco Tornar e Guendalina Rossi
marionette di Felice Ferrara con action painting di Helga Micari
(si ringrazia Gero Caldarelli per la marionetta della chiocciolina)
Produzione Teatrino Teatrò, in collaborazione con Campo Teatrale
*per approfondire, consigliamo il libro che ci è sembrato più utile sull'argomento:
"Stop al bullismo!" a cura di Nicola Iannaccone, edizioni La meridiana.
Salutiamo l'inverno con una canzone scritta un anno fa per lo spettacolo "Fiabe appese all'albero" e interpretata per l'occasione da Adriana Pistone. Alla fisarmonica il nostro Riccardo Dell'Orfano.
Nel video alcune foto dello spettacolo scritto per parlare del Natale e dei suoi valori a tutti i nostri piccoli spettatori! Buon ascolto!
Felice Ferrara, Francesco Tornar e Helga Micari in "Pirati in vista! Una favola contro il bullsimo"
Vivere, ovvero navigare negli
spazi infiniti del mondo per imprimere una traccia con la propria barca. Le
onde e le correnti possono condurre in posti incantevoli, oppure portare in
abissi bui e pericolosi. La vita è grande e affascinante, ma, come l’oceano,
anche ricca di insidie e di pericoli e, nonostante questo, va affrontata sin da
piccoli. Ma come è possibile trovare la strada giusta tra le infinte vie che le
mille e mille onde intrecciano tra loro increspandosi? E come possono
difendersi i pesci più piccoli da quelli più grandi? E cosa trasforma alcuni di
loro in squali minacciosi?
Con il nuovo spettacolo
"Pirati in vista! Una favola contro il bullismo" issiamo le
vele per esplorare i misteri di quel mare tanto agitato che è la vita dei più
piccoli e per creare una storia che sia una fiaba piena di avventure e insieme
una favola contro il bullismo; un racconto fantasioso che sia allo stesso tempo
un’indicazione per segnalare la via più giusta a chi vuole imparare a crescere,
scegliendo di rimanere un buon marinaio, scegliendo di non unirsi a chi,
invece, si nasconde dietro la bandiera di una nave pirata.
Lo spettacolo unisce il linguaggio del teatro d’attore
alle potenzialità offerte dal teatro di figura, sviluppato nelle sue diverse
tecniche: dalle proiezioni video al teatro d’ombre, dagli effetti fluo alle
marionette di gomma piuma, figure che si animano e diventano attori veri e
propri e raccontano storie trasposte in un mondo fantastico, dove segreti e
paure trovano spazio. Diverse tecniche per ricreare con la magia del teatro un
mondo sottomarino fantasioso e suggestivo.
Pirati in vista! Una favola contro il bullsimo
Spettacolo d’attore e di
figura
Scritto da Felice
Ferrara
Regia: Felice Ferrara e Helga Micari
Con Felice Ferrara, Helga
Micari, Francesco Tornar e Guendalina Rossi
Scenografie e marionette di
Felice Ferrara e Helga Micari
Delle innumerevoli lezioni che potremmo ricevere dai bambini, una delle nostre preferite è la centralità del gioco. Chissà perché ad un certo punto della nostra vita la serietà prende il sopravvento su tutto, le nostre attività assumono il nome di lavoro e, invece di rendere divertente quello che facciamo, andiamo a cercare il divertimento fuori da noi e fuori dalla nostra vita, alla ricerca di una evasione che in realtà rischia di andare solo a detrimento della nostra persona.
Persino in una sala prove, se gli attori fanno troppo gli adulti, si può accumulare tanto stress da dimenticare la bellezza di un lavoro creativo e la fatica può far dimenticare l'amore per quello che si è scelto di fare con l'anima e con il cuore.
Per fortuna esistono i bambini! La loro facilità all'entusiasmo in ogni piccola cosa e la loro capacità di rendere tutto buffo e ludico è una lezione di vita fondamentale per imparare che, forse, non solo il lavoro, ma anche il gioco nobilita!
Guendalina Rossi e Francesco Tornar leggono una scena guidati da Helga Micari
Ecco quindi che il rapporto della nostra compagnia con i piccoli spettatori e gli allievi del corso di teatro non è mai a senso unico, ma ognuno attinge dall'altro, in uno scambio ininterrotto di idee e di emozioni, uno scambio che può divenire a volte anche molto concreto!
E' il caso, per esempio, della nostra recente collaborazione con Guendalina Rossi, nostra brillante allieva per due anni nei corsi di teatro tenuti presso la bellissima sala dell'associazione Amadà di Marian Mazzei e ora promossa a nostra collegha! Dopo aver ammirato e coltivato per tante lezioni il suo esuberante talento, l'abbiamo infatti chiamata per dare un contributo a una nostra nuova produzione, "Pirati in vista!", spettacolo teatrale sul bullismo di cui è prossimo il debutto. Sarà così la sua voce a doppiare una delle marionette protagoniste dello spettacolo! E, credeteci, nonostante la complessità di alcune battute, non è stato affatto difficile dirigerla, perché Guendalina è già un'attrice versatile e una ragazzina intelligente e sensibile, capace di dare spessore e il giusto sentimento alle sue interpretazioni.
Felice Ferrara dirige Guendalina Rossi e Francesco Tornar
Ma, bisogna dirlo, il contributo più grande che Guendalina ha dato al nostro lavoro è stato il sorriso con cui ha illuminato la sala prove e la sua eccitazione nel vedere le marionette e i tutti i costumi e gli oggetti scenici. La sua felicità ha infatti rinnovato il nostro entusiasmo per il teatro, ricordandoci che non dobbiamo mai entrare in una sala prove solo per lavorare, ma soprattutto per giocare!
Un piccolo video con Guendalina in prova con Francesco Tornar, e, qui sotto, le due marionette a cui i due attori daranno la voce, in una suggestiva sequenza di apertura dello spettacolo "Pirati in vista! una favola contro il bullismo". Il debutto è previsto a dicembre, a Milano, presso Campo Teatrale.